L’Approccio Sistemico alla Postura: Una Rivoluzione Scientifica e Filosofica
Il concetto che il sistema stomatognatico (la bocca e le sue componenti) sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei molto lontani tra loro è affascinante e, per certi versi, persino inquietante. Ci costringe infatti a mettere in discussione tutto ciò che pensiamo di sapere sul corpo umano.
Il filosofo Karl Popper distingueva tre tipi di personalità scientifiche:
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Quelli che fanno qualcosa per cambiare le cose.
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Quelli che osservano le cose cambiare.
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Quelli che non si accorgono nemmeno che le cose sono cambiate.
Purtroppo, a quest’ultima categoria appartengono coloro che, pur nella convinzione di operare nel giusto, preferiscono affidarsi ciecamente alle “certezze” di predecessori illustri piuttosto che affrontare l’imponderabilità e il rischio del nuovo.
Il limite del riduzionismo scientifico
Lo studio delle correlazioni tra l’occlusione dentale e la postura corporea incontra ancora oggi grandi resistenze e scetticismo, a causa di una presunta mancanza di riscontri “scientifici”. Per comprendere nel dettaglio come i difetti di chiusura dei denti e i disordini cranio-mandibolari riescano a modificare l’equilibrio della colonna, ti invitiamo a leggere la nostra guida completa su bocca e postura.




Obiettivamente, se consideriamo la scienza in termini strettamente riduzionistici — cioè basati sull’idea di isolare un singolo elemento per studiarlo in laboratorio — la riproducibilità di questi dati non si potrà probabilmente mai avere. Il motivo è semplice: il corpo umano non è la somma di parti isolate.
Sembrerebbe che una parte del mondo accademico non si sia ancora accorta che il XX secolo ha visto una vera e propria rivoluzione, con un radicale mutamento di paradigma. La concezione riduzionistica e analitica di stampo cartesiano ha lasciato il posto a una visione “sistemica” (olistica) della scienza e della vita, che impone una rivalutazione profonda del concetto stesso di oggettività scientifica.
Nel vecchio paradigma cartesiano si riteneva che le descrizioni scientifiche fossero oggettive, ossia totalmente indipendenti dall’operatore e dal processo di conoscenza. Il nuovo paradigma indica invece l’esatto contrario: l’epistemologia — cioè la comprensione del processo attraverso cui conosciamo un fenomeno — dev’essere inclusa nella descrizione dei fenomeni naturali ed entrare a far parte integrante delle teorie scientifiche.
Come ricordava il grande fisico Max Planck:
“La Scienza non può risolvere il mistero ultimo della natura. E ciò perché, in ultima analisi, noi stessi facciamo parte del mistero che stiamo cercando di risolvere”.
Il cervello non è un computer: la visione della Cibernetica
La Cibernetica, considerata la scienza madre del computer digitale, ha cercato a lungo di fornire una spiegazione matematica ai meccanismi neurali. Per farlo, ha assimilato il funzionamento del cervello umano a quello di un calcolatore. In questa vecchia ottica, la cognizione veniva definita semplicemente come “elaborazione dell’informazione”, ovvero una pura trasformazione di simboli sulla base di un insieme di regole fisse.
I recenti sviluppi delle scienze cognitive hanno invece chiarito che l’intelligenza umana funziona in modo completamente diverso dalle macchine. Il nostro sistema nervoso non si limita a elaborare dati statici, ma interagisce costantemente con l’ambiente esterno, modificando di continuo la propria struttura biologica.
Inoltre, l’intelligenza, la memoria e le decisioni umane non sono mai del tutto razionali, ma sono costantemente modulate e guidate dalle emozioni. La mente umana pensa per mezzo di idee, non di fredde informazioni. Le idee sono schemi integranti che non derivano da dati astratti, ma dall’esperienza vissuta dal corpo.
Per dirla con Friedrich Nietzsche:
“Ciò che contraddistingue le menti veramente originali non è l’essere i primi a vedere qualcosa di nuovo, ma il vedere come nuovo ciò che è vecchio, conosciuto da sempre, visto e trascurato da tutti”. (da Filosofare con il martello)
Viene da chiedersi come mai la medicina tradizionale non sia mai riuscita a vedere chiaramente un legame (quello tra bocca e postura) che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi. Senza scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina moderna ci hanno fatto perdere di vista l’individuo nel suo insieme, atrofizzando la nostra capacità di giudizio e di diagnosi clinica globale.
I peccati originali della Posturologia: Misurabilità e Unicità
È fuori di dubbio che i concetti rigidi di riproducibilità e misurabilità, necessari per ritenere “scientifica” (e quindi vera) l’interpretazione di un fenomeno, abbiano steso un velo d’ombra su tutto ciò che non risponde a questi criteri matematici.


Il risultato paradossale, e per nulla scientifico, è che in questo modo si nega l’esistenza di tutto ciò che la scienza ufficiale ancora non conosce o non comprende. Questo significa, purtroppo, negare a milioni di persone nel mondo la possibilità di migliorare il proprio stato di salute.
Discipline cliniche definite oggi come “complementari o alternative” — quali la Posturologia, l’Osteopatia, la Kinesiologia Applicata, l’Omeopatia o l’Agopuntura — sono le prime vittime di questa vecchia impostazione ideologica.
In particolare, la Posturologia si porta dietro due “peccati originali” che la medicina ortodossa fatica ad accettare:
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L’unicità assoluta: La postura varia da individuo a individuo. È esattamente come la nostra impronta digitale: unica, dinamica e irripetibile. Non può essere standardizzata.
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La multidisciplinarietà: Richiede un approccio integrato tra più professionisti, un concetto da tutti lodato a parole, ma da pochissimi attuati concretamente nei fatti.
Lo studio della Postura potrebbe essere il vero fil rouge, il linguaggio comune attraverso il quale tutti gli specialisti medici potrebbero finalmente dialogare. Basterebbe che il mondo universitario decidesse di inserirla stabilmente come materia d’esame all’interno di tutte le specialità mediche.
(Tratto dal pensiero del Prof. G. Stefanelli)
